Viaggiare con Trenord da Varese a Milano fa male.
Sono più di vent'anni che mio malgrado viaggio con Trenord. I primi viaggi, mi ricordo, li facevo a bordo di treni orribili che allora le Ferrovie Nord avevano acquistato di seconda mano da qualche parte. Poi i treni sono stati rinnovati, ma andare a Milano è ancora un calvario.
Incidenti come quello di Pioltello (3 morti e 46 feriti) e una dirigenza scandalosa come quella di Norberto & Co. non sono bastati a mettere in riga un sistema marcio. Non cambia mai nulla, a eccezione dei prezzi dei biglietti, che continuano ad aumentare. Se si considerano i classici due viaggi della metro, andare a Milano oggi costa la bellezza di 15 Euro.
Ma non basta. Varese-Milano è una tratta di poco più di 40 chilometri che viene percorsa in un'ora. È quasi come andare con un vecchio Ciao monomarce. E poi ritardi, sempre ritardi, soprattutto nelle ore calde, quelle dei pendolari. L'altro giorno sull'8:13 da Varese ho subìto il solito ritardo di una decina di minuti circa. Ormai è un classico, ci sono tutti abituati.
Oggi per fortuna non viaggio più tutti i giorni verso Milano. Ci vado solo quando ho appuntamenti di lavoro. Ma ogni volta, soprattutto se l'incontro di lavoro è importante, devo calcolare almeno 20 minuti come rete di sicurezza. Il ritardo è sempre dietro l'angolo.
Il pendolare medio ormai è abituato a pagare per viaggiare in piedi: dalla stazione di Malnate in poi è quasi impossibile trovare un posto a sedere. Eppure questi treni sono stipati ogni mattina, da anni. Perché non viene aggiunta una carrozza per tutte queste persone il cui numero è certamente prevedibile?
Mentre mi auguro che il mio prossimo viaggio in treno da Varese a Milano sia il più lontano possibile, mi viene in mente il sindaco di Varese Davide Galimberti, che coi pendolari ci fa cassa, grazie alla spalmata di strisce blu con cui ha festeggiato l'inizio del suo mandato.
Penso al sindaco di Milano Giuseppe Sala, pure lui di una sinistra edulcorata, che mi fa pagare ben 2 Euro di biglietto per la metropolitana, dove pure viaggio in piedi.
Penso al presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, degno rappresentante di un illustre lignaggio, che tra i suoi predecessori vede il signor Maroni e soprattutto il venerabile Roberto Formigoni.
Sono personaggi che cantano le lodi di una mobilità sostenibile, salvo poi sbattersene bellamente, e viaggiare a bordo di comode automobili di prima classe, tutti diretti al prossimo salotto buono dove si stringeranno la mano.

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